Mosè di Michelangelo

Il Mosè: la storia, il restauro, l’iconografia, le leggende e come arrivare alla celeberrima statua di Michelangelo

Indice:
  1. La Storia
  2. Il Restauro
  3. Iconografia
  4. Le Leggende
  5. Mappa: dove si trova e come arrivare al Mosè di Michelangelo?

La statua del Mosè di Michelangelo è una porzione della tomba conservata in San Pietro in Vincoli, a Roma, realizzata da Michelangelo Buonarroti nel 1505 per volere di Papa Giulio II, tomba portata a termine in 30 anni per colpa delle costanti modifiche apportate all’iniziale programma.
All’inizio la tomba era stata pensata come un mausoleo su tre piani, abbellito da 40 statue in marmo e rilievi in bronzo, con un perimetro di 11 metri per 7 al cui interno era la tomba del Papa: il Mosè doveva affiancare la statua di San Paolo, in quanto tutti e due avevano goduto della visione di Dio.

La Storia

In un primo tempo Papa Giulio II fu soddisfatto del progetto, al punto che ingiunse a Michelangelo di avviarsi alle cave apuane per selezionare i marmi idonei alla realizzazione dell’opera.
Michelangelo soggiornò a Carrara dal maggio al dicembre del 1505, pattuendo e portando su muli, navi, rulli e slitte, i marmi migliori fino a Piazza San Pietro.
Erano tanti e belli a un punto tale che era divenuta abitudine del popolo andarli a vedere.
A Papa Giulio II non piacevano i tentennamenti e una volta deciso propose al Bramante, l’architetto più importante di di quel tempo di elaborare una nuova chiesa che sostituisse la vecchia Basilica Costantiniana, in Piazza San Pietro.
Era destinata a diventare il tempio della Cristianità, tanto grande da poter accogliere il suo altrettanto mastodontico sepolcro.
Una volta iniziato il progetto dell’odierna Basilica di San Pietro, Giulio II perse attrazione per il suo prestigioso sepolcro, incantato da altri e più importanti affari e probabilmente sviato da altri artisti gelosi di Michelangelo.

Michelangelo è costretto finanche a fuggire da Roma, con il papa che aveva sospeso i pagamenti, i marmi che seguitavano ad arrivare e che lui doveva saldare. Ritornò a Roma dopo due anni, confidando di poter rimettere mano al Mosè.
Le sue speranze non andarono a buon fine ma fu incaricato un nuovo lavoro che sarebbe poi divenuta la sua opera più celebre e celebrata, la Cappella Sistina.

Qualche mese dopo Papa Giulio II scompare e gli succedono Papa Leone X, Papa Adriano VI e Papa Clemente VII, che progetta nientemeno che di ucciderlo. Michelangelo quindi si rifugia sovente a Firenze ed arriva ad affermare che il Mosè è la «la tragedia della mia vita».
Era divenuto il suo incubo. Morto Papa Clemente VII, il nuovo pontefice Papa Paolo III desidera che l’artista realizzi il Giudizio Universale, ma gli eredi di Papa Giulio II richiedono che il Buonarroti porti a termine la tomba di Pietro.

Papa Paolo III capì che Michelangelo era tra due fuochi e quindi riuscì a convincere il nipote del papa a rimandare ancora la realizzazione del sepolcro.
Una volta completato il Giudizio Michelangelo avrebbe dovuto finire il Mosè, ma il Papa pretese che decorasse un’altra cappella intitolata a suo nome.

Nel frattempo trascorrono gli anni, e per vedere l’opera completata bisogna aspettare 40 anni ed arrivare al 1545.
Michelangelo iniziò l’opera che era un aitante trentenne e ora è divenuto un vecchio e malinconico settantenne.
Gli eredi di Giulio II insinuano che l’artista voglia tenere per se e investire in altri affari il denaro che ha riscosso in quei quarant’anni. Quello che doveva essere un’imponente mausoleo è solo una misera parete.

Nel corso della sua vita Michelangelo si occupò di altri progetti a cui oggi deve la sua gloria, ma se il Mosè fosse divenuto quello inizialmente l’artista aveva in mente, sarebbe ancora oggi una delle meraviglie del mondo.

Il Restauro

Nel dicembre del 2003 è terminato un restauro durato cinque anni indirizzato da Antonio Forcellino. Il restauro ha pulito le statue ed ha consentito di aprire nuovamente la lunetta posta dietro al gruppo scultoreo da dove giungeva la luce che irraadiava la statua, chiusa nel 1704 da una vetrata. Nell’occasione è stato creato un film-documentario intitolato “Lo sguardo di Michelangelo” realizzato dal famoso regista Michelangelo Antonioni, premio Oscar nel 1995.

Iconografia

Mosè viene raffigurato seduto, con il capo ricco di barba girato a sinistra, il piede destro adagiato in terra e la gamba sinistra sollevata sulla punta del piede che poggia sulla base. Il braccio mancino è adagiato sul grembo e il destro soregge le tavole della Legge, e la mano accarezza la lunga barba. La statua, manifesta l’importanza e la magnificenza del personaggio biblico. In quest’opera, Michelangelo si ispira al San Giovanni di Donatello, riacquistandone l’energia, resa esplicita nel volto rigido e attento, ma ampliandone la carica dinamica per mezzo scatto contrario, riguardo al corpo, della testa.

I corni sulla testa di Mosè raffigurano raggi di luce. Proprio come è scritto nella Bibbia dove dice che Mosè calando dal monte Sinai aveva due raggi che iniziavano dalla sua fronte. In ebraico “raggi” si scrive “karen”, che nelle diverse traduzioni è è diventato “keren” (corna) anche perché nel Medioevo si sosteneva che solo Gesù disponesse della facoltà di avere il volto colmo di luce.

Le Leggende

È legato a questa scultura la curiosa notizia che Michelangelo, una volta terminata la stessa e ammirandola, meravigliato egli stesso dal realismo delle sue fattezze, abbia urlato “Perché non parli!?” picchiando il ginocchio con il martello che impugnava.
Inoltre secondo alcuni nella barba, sotto il labbro sottostante, si vede il profilo di papa Giulio II e un volto femminile.

Mappa: dove si trova e come arrivare al Mosè di Michelangelo?

 

Marcello D'Altri

Sulla cresta del web dal lontano 2000, ha sviluppato numerosi portali tursitici e realizzato centinaia di website in tutt’Italia.
Si occupa anche di Grafica e design mentre nel tempo libero si diletta col giardinaggio, ma dovrebbe iniziare a prendere in considerazione l’idea di non essere tanto bravo.
Nato a Cesena nel 1961 Risiede ad Albenga.
Marcello D'Altri

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